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22 luglio 2014

Impacco pre-shampoo rosmarino, lino e oliva



Capelli secchi, tendenzialmente crespi e cute che si desquama? Abbiamo già visto come il gel di semi di lino può essere utile in questi casi, ma per un aiuto in più per la cute il rosmarino potrebbe essere un'ottima scelta.
Come sempre, preparare quest'impacco è semplicissimo, basterà sostituire l'acqua della ricetta base con un infuso forte di rosmarino e poi procedere come al solito.


Una volta ottenuto il gel, non resta che applicarlo abbondantemente su capelli e cute prima dello shampoo, aggiungere un paio di cucchiaini di olio di oliva, distribuendole bene sulla chioma e lasciare in posa almeno una mezzoretta prima dello shampoo.

Facile come bere un bicchier d'acqua!


9 giugno 2014

Gel di amido

Ho scoperto da poco grazie a due amiche il gel di amido. Come forse immaginerete, anche in questo caso si tratta di una ricetta dalla semplicità disarmante, ma cionondimeno molto efficace.

Questo gel può essere utilizzato come impacco pre-shampoo, come leave-in ravviva ricci (ne basta davvero pochissimo, altrimenti appesantisce), come maschera viso, come blando detergente o anche come shampoo molto delicato.

Farlo è semplicissimo: ci serviranno solo un paio di cucchiai di amido (i più consigliati sembrano essere quello di riso o di mais) e un bicchiere di acqua.


Basta aggiungere gradualmente l'acqua all'amido, porre su fuoco basso e mescolare finchè, di colpo, non si svilupperà il gel (se lo si vuole più denso o più liquido è sufficiente variare la dose di acqua).


 Detto fatto!


Il gel così ottenuto dovrebbe mantenersi almeno qualche giorno in frigo, ma è così facile e rapido da fare che anche farlo di volta in volta non è impensabile.

1 maggio 2014

Come fare l'hennè

Molto probabilmente avrete sentito dire molte cose sull'hennè. Che secca i capelli, che li fa diventare verdi, che li rovina, che non si può usare su capelli tinti o con la permanente e chissà quante altre cose ancora!

La cosa positiva è che sono praticamente tutte cose false!

Ma partiamo dall'inizio. Intanto, che cosa si intende con hennè?
In senso proprio, la parola "hennè" designa un'unica pianta, la lawsonia inermis, anche se è comune sentire parlare di hennè neutro o henné nero, nomi "impropri" rispettivamente della cassia obovata o italica (che non colora i capelli) e dell'indigofera tinctoria (che dà una tonalità bluastra). Spesso la parola "hennè" viene usata anche per indicare miscele di erbe per tingere i capelli, a base di lawsonia o di altre specie (alcuni ingredienti comuni di queste miscele possono essere ad esempio il mallo di noce, la curcuma o l'amla).

Ma oggi parleremo dell'hennè propriamente detto, la lawsonia.
La lawsonia è un piccolo arbusto che produce un pigmento (il lawsone), principalmente nelle foglie. Le foglie vengono raccolte, essiccate e triturate e a questo punto sono pronte per essere utilizzate per tingere i capelli o per creare artistici tatuaggi temporanei su mani e piedi.

Il modo migliore di preparare l'hennè consiste nel miscelare la polvere di lawsonia con un liquido leggermente acido: infatti un ambiente acido favorisce il rilascio del pigmento, e questo si tradurrà in un colore più ricco e una copertura migliore.
Generalmente viene consigliato di miscelare la polvere con succo di limone o di arancia, ma possono essere utilizzati anche infusi di erbe con un po' di limone o aceto diluito (e perché non usare dell'aceto di rose?). Sconsigliati invece caffè (potrebbe causare mal di testa) e yogurt (nemmeno di soia!).
Una volta preparato l'impasto, che dovrà avere più o meno la consistenza delle patate schiacciate, questo dovrà essere lasciato riposare tutta la notte (o circa otto ore) a temperatura ambiente, per fare in modo che il pigmento venga rilasciato al meglio.
Sconsigliato invece miscelare la polvere con acqua bollente: il colore che si otterrebbe sarebbe molto più aranciato e meno ricco.


Il giorno seguente, l'impasto avrà cambiato colore e il pigmento sarà pronto per essere utilizzato. Si dovrà diluire ancora leggermente l'impasto, sempre con un liquido leggermente acido, fino a ottenere una consistenza nè troppo densa, nè troppo liquida.


A questo punto non resta che applicarlo sui capelli, preferibilmente puliti e asciutti. L'hennè dev'essere applicato con le mani in strati abbondanti dopo aver diviso i capelli in sezioni non troppo sottili. Molti consigliano di partire dalla nuca salendo fino alla fronte, altri invece si trovano meglio facendo il contrario, l'importante rimane usare i guanti (l'hennè tinge la pelle delle mani molto di più della pelle di fronte, collo e orecchie) e coprire abbondantemente e uniformemente i capelli, senza aver paura di esagerare.
Una volta applicato su tutta la chioma, è consigliabile portare i capelli in cima alla testa e avvolgere con della pellicola per alimenti: questa aiuterà a mantenere l'hennè umido e a evitare che coli (troppo; un trucco è quello di aggiungere all'impasto la punta di un cucchiaino di gomma xantana in polvere).
L'hennè deve essere lasciato in posa almeno 2-3 ore, ma non ci sono limiti di tempo, più lo si tiene migliore sarà il risultato; c'è anche chi preferisce applicarlo alla sera e sciacquarlo al mattino.
Una volta passato il tempo di posa non resta che sciacquare l'hennè, qualcuno preferisce fare un leggero shampoo, ma non è strettamente necessario.
Se preparato con un liquido acido, il risultato iniziale potrebbe essere tendente al rame (specie su capelli più chiari), ma il colore evolverà nel giro di due o tre giorni, scurendosi e diventando più ricco.

Ma torniamo alle voci che tutti abbiamo sentito...
L'hennè secca i capelli? Al contrario, il lawsone, legandosi alla cheratina, rende il capello più lucido, morbido e setoso.
Fa diventare i capelli verdi? Può essere usato su capelli tinti? Sì e no. Un hennè puro, di buona qualità, che contiene solo lawsonia inermis no, non può in nessun modo far diventare i capelli verdi e può essere usato su capelli tinti senza pericolo. Spesso però si trovano in commercio delle miscele di hennè di pessima qualità addizionate di sali metallici (il più diffuso è il picramato di sodio) che possono fare reazioni con i residui dele tinte chimiche o delle permanenti e dare risultati nefasti (dal dare riflesi verdastri irremovibili al bruciare i capelli nei casi più gravi). Quindi fate attenzione se avete fatto tinte o permanenti in passato e utilizzate SOLAMENTE hennè puri, che contengano solo lawsonia inermis (o al limite altre erbe come cassia, indigofera, mallo di noce..) e che siano privi di sali metallici!


18 marzo 2014

Sapone da barba rilavorato alla lavanda

Un'altra ricetta adatta anche per chi, come me, ha la pelle sensibile o problematica.


Negli ultimi anni il sapone da rasatura ha decisamente perso appeal, soppiantato spesso dalla schiume da barba che tutti conosciamo, che dalla loro possono vantare una maggiore praticità di utilizzo e la creazone di una schiuma più densa e duratura.
Purtroppo però queste schiume hanno delle formulazioni che non vanno molto d'accordo con le pelli più sensibili, divenendo spesso causa di arrossamente e irritazioni.

Una soluzione a questi inconvenienti potrebbe forse essere il sapone di cui parleremo oggi.

Ancora una volta, ci vuole meno a farlo che non a spiegarlo: basterà sciogliere a bagnomaria circa 50g di buon sapone grattugiato (mi raccomando che sia vegan&cruelty free!) con una piccola quantità di acqua (se il sapone è industriale servirà almeno un cucchiaio di acqua, se invece si tratta di sapone autoprodotto o comunque artigianale ne servirà molta meno, poche gocce saranno sufficienti). 


Una volta che il sapone sarà ben sciolto, potremo aggiungere un cucchiaio di olio di oliva (o altro olio a scelta, anche l'oleolito di camomilla ci starebbe bene) e 10-20 gocce di olio essenziale di lavanda (olio essenziale puro, non le essenze profuma ambienti!). Una volta mescolato bene il tutto, dovremo solamente colare il sapone in un contenitore richiudibile e far raffreddare.

Il sapone così rilavorato durerà parecchi mesi e si potrà usare con un comune pennello da barba.

12 dicembre 2013

Lavarsi con le farine

Hai la pelle estremamente sensibile? Una cute problematica?
Oppure vorresti semplicemente trovare un metodo più delicato e ecologico per detergerti?


La risposta, anche questa volta, potrebbe essere più vicina di quello che pensi: in cucina. Molti tipi di farina infatti si rivelano degli ottimi detergenti, sia per il corpo che per i capelli; il lato positivo poi è che si tratta di detergenti molto delicati, privi di quelle sostanze potenzialmente irritanti presenti nei detergenti sintetici e soprattutto completamente e rapidamente biodegradabili.

La farina di avena (molto delicata) e quella di ceci (leggermente più aggressiva, più indicata per i capelli) sono quelle più consigliate, ma quasi tutte le farine di cereali e legumi (ad eccezione di quella di frumento, difficile da sciacquare) si prestano ad essere utilizzate in questo modo.
Ancora una volta la preparazione è molto semplice: non dovremo fare altro che mescolare in una ciotola un paio di cucchiai della farina prescelta con acqua sufficiente a formare una pastella né troppo liquida né troppo densa, e utilizzarla poi sotto la doccia al posto del comune shampoo o bagnoschiuma; l'unica accortezza sarà quella di sciacquare bene i capelli dai granelli di farina, che potranno comunque essere rimossi facilmente con la spazzola, una volta che i capelli saranno asciutti.
Per arricchire la preparazione, potremo aggiungere un cucchiaino di olio vegetale oppure sostituire parte dell'acqua con gel di semi di lino o di aloe, o anche poche gocce di olio essenziale.


6 settembre 2013

Deodorante in crema

Questa volta la ricetta che vi proponiamo è ancora più semplice del solito, più lunga a scriversi che a farsi!


Per ottenere questo delicato deodorante in crema abbiamo bisogno - come sempre - di pochi e semplici ingredienti: bicarbonato di sodio, amido in polvere (o anche fecola di patate) e un burro vegetale a scelta.

Una volta che ci siamo procurati l'occorrente non dobbiamo fare altro che mescolare una parte abbondante di bicarbonato, una di amido e una scarsa di burro vegetale (precedentemente sciolto a bagnomaria, se serve), aggiustando le proporzioni fino ad ottenere una pasta abbastanza densa, sempre mantendendo la quantità di bicarbonato leggermente superiore a quella dell'amido
Detto fatto.
 

Io per riempire questo barattolino (riciclato e dal sentore anni '80) ho utilizzato un cucchiaino abbondante di bicarbonato, uno di fecola di patate e uno scarso di olio di cocco monoï (ho usato quello di Athena's, che è cruelty free), che dà quel dolce profumino esotico. 

Nel caso in cui decidiate invece di utilizzare un burro non profumato (ad esempio karitè, cacao o cocco - di grado alimentare magari, che è pure più economico), potete aggiungere pochissime gocce di olio essenziale, anche se non è strettamente necessario. Salvia, tea tree e lavanda sono i più collaudati.

Questo deodorante dovrebbe durare almeno un anno, anche se vale sempre la stessa regola: se cambia odore, virando al rancido, è ora di buttarlo; ma basta prepararne in quantità ridotte per evitare questa eventualità.

8 luglio 2013

Oleolito di camomilla


L'anno scorso avevo tentato di seminare un po' di camomilla, in un vaso, ma è venuta proprio rachitica, con quattro fiorellini sghembi. Tanto che ho deciso non valesse la pena raccoglierli e li ho lasciati completare il ciclo vegetativo indisturbati.

Intanto che ero distratto - però - i semi di quella piantina si sono sparsi in giro per l'orto e quest'anno mi sono ritrovato con dei mostri di camomilla alti quasi un metro tra i peperoni e le zucchine!

Poco alla volta ho raccolto i capolini e li ho fatti essiccare, fino ad averne a sufficienza per questo bell'oleolito e forse per un paio di tisane quest'inverno.


Fare un oleolito è molto semplice: ho preso un barattolo di vetro con tappo a chiusura ermetica e l'ho riempito di fiori (ben secchi) senza pigiare troppo; poi ho aggiunto olio vegetale* fino a riempire tutto il barattolo, lasciando meno spazio possibile tra l'olio e il tappo.

Praticamente il lavoro è stato tutto qui. Ho lasciato macerare all'ombra e in un posto fresco per 40 giorni, agitando il barattolo di tanto in tanto.

Passato il tempo di macerazione, ho filtrato il tutto con della carta cucina e versato in una bottiglietta di vetro scuro. L'oleolito si dovrebbe conservare, lontano da luce e fonti di calore, per almeno un anno, se però dovesse cambiare odore, virando verso il rancido, sarà tempo di buttarlo.

Questo oleolito, ricco delle proprietà delle camomilla, è ottimo per le pelli delicate e sensibili, perfetto da usare come olio dopo bagno, per detergere il viso (anche dal trucco - poi si sciacqua l'eccesso di olio con una saponetta delicata e magari una passatina di aceto di rose o altro tonico) oppure anche per fare impacchi per capelli.

* Piccola nota sulla scelta dell'olio: in questo caso io ho usato olio di soia, perchè è un'olio relativamente leggero, economico e ha un odore poco pronunciato, che non interferisce troppo con il profumo della camomilla. Tra gli olii più consigliati per preparare oleoliti troviamo, ad esempio, l'olio di mandorla (che però irrancidisce con una certa facilità), l'olio di oliva (ma il suo odore copre facilmente il profumo delle erbe che intendiamo utilizzare), l'olio di girasole o anche la cera di jojoba.
Si possono comunque usare tutti gli olii vegetali, ognuno scelga in base alle preferenze e alla disponibilità.


24 maggio 2013

Aceto di rose

A maggio la rosa è la regina del giardino, purtroppo però è destinata a essere presto spodestata con l'arrivo del caldo.

Oggi vediamo come catturarne il profumo e le proprietà per averle sempre a portata di mano.

Per prima cosa dobbiamo procurarci delle rose fresche: meglio se rosse (ma vanno bene anche rosa), tassativamente prive di pesticidi; non compratele nelle fiorerie, ma piuttosto saccheggiate il giardino di qualche amico o conoscente, se non avete la fortuna di coltivarne di vostre!
Le rose che sceglieremo non dovranno essere completamente sbocciate - i petali dovranno essere belli freschi - preferibilmente andrebbero raccolte il mattino presto, il momento in cui i fiori sono più profumati.

Una volta raccolti i fiori, dovremo staccare i petali privandoli della puntina gialla, li puliremo delicatamente con carta da cucina e poi li metteremo in un barattolo di vetro a chiusura ermetica. Verseremo poi nel barattolo sufficiente aceto di vino bianco a coprire tutti i petali, cercando di intrappolare fra i petali meno aria possibile. Chiudiamo il barattolo e lasciamo riposare per 7/15 giorni, avendo cura di scuotere il barattolo di tanto in tanto.

Passato il periodo di infusione non dobbiamo fare altro che filtrare il tutto con una garza sottile (o anche con carta cucina), in modo da eliminare eventuali impurità.

A questo punto dobbiamo solo decidere come preferiamo utilizzarlo: puro in cucina, al posto del comune aceto bianco, per dare una nota esotica anche all'insalata più semplice; oppure diluito come un tonico per il viso dalla delicata azione astringente e purificante. In questo caso uniremo in una bottiglia di vetro scuro ben pulita una parte di aceto rosato e tre parti di acqua distillata (meglio ancora se precedentemente portata a bollore e raffreddata). Questo tonico, se preparato con attrezzature ben pulite, dovrebbe durare almeno un paio di mesi, quando si iniziano a formare dei depositi sul fondo o dovesse cambiare colore e odore è ora di buttarlo.
Una buona idea sarebbe quella di non diluire tutto l'aceto di rose ottenuto in una volta sola ma di diluirlo man mano, dato che l'aceto non diluito si conserva più a lungo.

7 aprile 2013

Scrub mani zucchero&limone

Spesso può capitare - vuoi per il freddo e il vento, vuoi per l'utilizzo di detersivi troppo aggressivi - di ritrovarsi con le mani screpolate.
Fortunatamente, però, con alcuni ingredienti che solitamente tutti abbiamo nelle nostre cucine, possiamo in pochi minuti prepararci un trattamento d'urto per avere di nuovo le mani morbide e levigate.

Non dobbiamo fare altro che mescolare in un barattolino una parte di olio extra vergine di oliva, due parti di zucchero semolato (bianco o di canna, quello che preferite!) e la buccia grattuggiata di un limone. Facile come bere un bicchier d'acqua.

All'occorrenza, basta prelevare una piccola quantità del composto e sfregarla qualche momento tra le mani bagnate, sciacquare bene con acqua calda e tamponare con un asciugamano pulito, rimuovendo l'olio in eccesso.

L'olio essenziale contenuto nelle bucce di limone non solo aiuterà a togliere eventuali odori di cucina (come aglio e cipolla), ma aiuta anche ad avere unghie più lucide e forti.

Questo scrub dura almeno un paio di mesi a temperatura ambiente, se conservato in un barattolo pulito e ben chiuso; visto però quanto sia facile prepararlo, meglio realizzarne in piccole quantità e consumarlo al più presto.

18 marzo 2013

Gel di semi di lino

Avete i capelli ricci, mossi (o più semplicemente crespi) e vorreste tanto qualcosa che li renda morbidi e lucenti, senza dover spendere in prodotti già pronti o preoccuparvi di capirne la composizione?

La soluzione potrebbe essere a pochi centesimi di distanza e uscire direttamente dalla dispensa.
 
I semi di lino, infatti - oltre a essere una preziosa fonte di Omega3 - contengono delle mucillagini che formano, a contatto con l'acqua, un gel ricco di sostanze nutrienti.

Ci sono vari metodi per ottenere questo gel portentoso, oggi ve ne propongo due: quello veloce e quello furbo.

Quello veloce è il metodo per chi va di fretta, per chi preferisce i legumi in scatola pur di non doverli ammollare il giorno prima. Si fanno bollire - a fuoco medio - 40g di semi di lino in 250ml di acqua per circa 5 minuti, dopodiché si filtra il tutto con un colino a maglie fini ed è pronto. Volendo, si possono aggiungere degli olii essenziali per profumarlo (max una decina di gocce) ma non è strettamente necessario.

Quello furbo, invece, richiede un minimo di pianificazione ma è altrettanto semplice. Dobbiamo solamente avere l'accortezza di mettere in ammollo i semi di lino la sera prima, lasciando invariate le dosi: 40g di semi in 250ml di acqua.
Il giorno dopo (o dopo circa 8 ore di ammollo), non dobbiamo fare altro che filtrare il tutto, e porre il liquido ottenuto a bollire a fiamma media fino a che non avremo raggiunto la densità desiderata. Poi spegniamo il fuoco, facciamo raffreddare e profumiamo, se vogliamo.
Dov'è la furbizia in tutto questo? Ma nel fatto che i semi ammollati nell'acqua sono ora pronti per essere fatti germogliare! Qualche giorno nel nostro germogliatore preferito e saranno pronti per essere gustati.

In qualunque modo l'abbiate ottenuto, ora il vostro gel è pronto per essere applicato sui capelli: dopo averli lavati, come leave-in fissante e anticrespo, oppure prima dello shampoo per un impacco nutriente, da tenere in posa qualche minuto (ma non ci sono limiti di tempo e più lo si lascia, migliore sarà il risultato). Per chi ha i capelli corti e vuole scolpirli come con un gel tradizionale, è sufficiente far bollire il gel più a lungo fino a ottenere un composto più denso.
Il gel così ottenuto si conserva per 7-10 giorni in frigo, ma può essere congelato in mono-dosi (usando le vaschette per fare i cubetti di ghiaccio, ad esempio) e essere conservato in congelatore per 2-3 mesi.

12 marzo 2013

Coming Soon: autoproduzione

Cari lettori, a breve qui su Stiletico partirà una nuova rubrica di grande utilità che siamo certe gradirete: l'autoproduzione. A curare l'argomento sarà Andrea* che molti di voi conosceranno già, sia per le sue collaborazioni (benefit) con AgireOra che per le consulenze sul forum VeganHome.
Andrea ci proporrà ricette alla portata di tutti per realizzare prodotti cosmetici per uso quotidiano. Restate dunque sintonizzati...e tenete carta e penna a portata di mano!